Identificare chi mente
Da Repubblica.it15/3/2006
Una ricerca italo-inglese smentisce la tesi che le bugie viaggino
attraverso il nervosismo. E' invece il sangue freddo a prevalere
Scopri il bugiardo da come parla
La chiave è l'enfasi, non i gesti
<B>Scopri il bugiardo da come parla<br>La chiave è l'enfasi, non i gesti</B>
ROMA - Sicuri che per capire se una persona vi sta mentendo è sufficiente osservare le mani, che magari si muovono nervosamente, forse stroppiciando naso e occhi, mentre lo sguardo si abbassa e il bugiardo arrossisce? Secondo una ricerca realizzata dall'università di Bergamo, La Sapienza di Roma e dall'ateneo di Portsmouth, il vero bugiardo è un altro. Già perché secondo il campione analizzato, il professionista della menzogna compie il 20% in meno di questi gesti rispetto ad un comune mortale che non ha alcuna intenzione di alterare la verità.
Ma un trucco però c'è, e sta nel porre più attenzione all'enfasi con cui il millantatore sciorina le sue bugie. Il reo infatti, ben sapendo che potrebbe essere tradito dal suo linguaggio corporeo, evita accuratamente di toccarsi i capelli e indugiare in altre movenze che potrebbero risultare incriminanti. E sceglie una strada diversa puntando sulle parole. Se carica i toni durante il discorso, accompagnandolo con frasi accorate che esprimono amore e lealtà, mentre - questo è ammesso - porta una mano sul cuore, allora siate sicuri che sta scodellando una balla.
Lo stesso problema è emerso anche con la macchina della verità: se le curve che traccia l'aghetto schizzano come impazzite proprio durante la domanda clou, è più probabile che si tratti dell'emozione di una persona comune che sa di essere tra i sospettati e teme d'essere accusata, che di un delinquente abituale, ormai avvezzo a mentire per motivi professionali. Il bugiardo insomma ha imparato a difendersi, e lo fa con stratagemmi astuti che contraddicono i luoghi comuni che lo vogliono preda di panico e isteria.
Prevale il sangue freddo dunque, almeno nei casi esaminati dalle ricerche e in quei 128 studenti della Sapienza che sono stati invitati a sostenere di possedere una serie di oggetti, uno solo dei quali apparteneva a loro. La maggiore veemenza con cui veniva sostenuta la tesi sbagliata ha dato corpo ai risultati della ricerca, perché il 20% delle menzogne si sorreggeva così. Attenzione dunque a quei tremori all'apparenza sospetti, sono solo segno di fragilità anche se, come diceva Benjamin Disraeli, uno dei più famosi primi ministri d'Inghilterra: "Ci sono tre tipi di bugie: bugie, dannate bugie e statistiche".