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  • Inserito 26/06/2006 17:23:41 da Giovjk
  • Data dell'ultimo testo inserito: 06/10/2006 15:48:41
  • E' stato visto 2545 volte
  • Il capitolo Una lettera per Clint è stato inserito 07/07/2006 08:43:22 da Hartigan
  • Il capitolo è stato visto 361 volte

  1. Carol e la voce
  2. Carol e gli specchi
  3. Jim e la voce
  4. Carol sott'acqua
  5. Carol e i ricordi
  6. Jim e l'anello
  7. L'attesa
  8. Mary
  9. Nero cenere (Matteo - Italia - 1991)
  10. Il passato non si dimentica di te.
  11. Scherzi del destino
  12. Le spiace se pelo un'arancia?
  13. Un sogno, un criminale e 10.000 miglia
  14. L'incontro
  15. Agenzia investigativa Giorgio F.
  16. Gli specchi di Jim
  17. Hollywood
  18. Jim e Clint
  19. Una lettera per Clint
  20. Potrei vedere la casa?
  21. Un bacio al chiaro di luna
  22. Tutta la mia fiducia
  23. Amore per sempre
  24. Se dovessi rimanere indietro
  25. Che storia ? mai questa?
  26. Solo pensieri.
  27. Le regole del giallo, di Giorgio F.
  28. Eureka!
  29. Una seconda chance

Una lettera per Clint

Prima di giudicare una persona, cammina nei suoi mocassini per tre lune. Così dicono i Nativi Americani. Cosa volessero dirmi l’ho capito forse soltanto adesso. Quando Clint mi ha detto che conosceva Mary sono stato sul punto di rispondergli: “Ah, sì, e com’è che non ti ho visto al suo funerale? E un’altra cosa: com’è che non ti ho visto neppure una volta a casa sua?”
Clint non poteva sopportare il dolore di vedere Mary scivolare via e non poter fare nulla per aiutarla. Abituato com’era ad ogni genere di violenza, da combattere con altrettanta violenza, si è trovato improvvisamente di fronte a qualcosa che non poteva combattare in nessun modo: il male che si stava portando via Mary. Sono crollate tutte le sue certezze, ed è crollato anche lui.

Clint mi ha tolto da un gran bel guaio. Ed io pago sempre i miei debiti. Accendo il computer, chiudo gli occhi per un breve istante, rivedo Mary così come la vidi la prima volta, con quel suo vestitino bianco a fiori rossi che le piaceva tanto. Riapro gli occhi e comincio a battere sulla tastiera:

    Caro Clint,
papà mi ha detto che il tuo lavoro ti ha portato lontano, e non so se ti rivedrò ancora. Che peccato! Avevo così tante cose da raccontarti. Pazienza, vorrà dire che le leggerai in questa lettera. Ieri è stata una giornata fantastica. Sono stata tutto il giorno a correre sui prati…Dovresti vedermi: sono talmente abbronzata che papà quasi non mi riconosceva. Sapessi la sua faccia quando mi ha visto: "Ma che cosa hai combinato? Sei stata tutto il giorno sotto il sole…Lo sai che è pericoloso…Hai usato la crema? Avevi la bandana in testa vero? E gli occhiali da sole?" Sai com'è papà, si preoccupa sempre tanto. Comunque non sono stata tutto il giorno sotto il sole. Ero al fresco, sotto un albero, a leggere un libro di poesie di Emily Dickinson.

"Il presagio è quell'ombra che si allunga sul prato,
 indice di tramonti,
 ad avvertire l'erba sbigottita
 che su di lei presto scenderà la notte."

Ti sembrerò un po’ macabra a leggere poesie che parlano di morte, bè… ti sbagli di grosso! Leggendo questa poesia mi sono sentita viva più che mai. Sentivo battermi forte il cuore, e sentivo battere il cuore di tutto quello che mi circondava: le farfalle, l’erba, i fiori… Era tutto così vivo. Che bello è stato!
Presto scenderà la notte. Vorrei non fosse così, ma che ci posso fare? Eppure, sai una cosa? Non riesco ad odiare la mia malattia. Non so come spiegartelo. Quando papà mi ha detto tutta la verità ho pianto tanto, e anche lui piangeva e allora non ho più pianto davanti a lui. Piangevo a letto, di notte. Papà deve avermi sentito, così è venuto da me, mi ha preso in braccio, e mi ha portata fuori. C'erano tante tante stelle in cielo, e il vento soffiava leggero, e all'improvviso ho sentito come un muro che crollava dentro la mia testa e io non ero più dentro il mio corpo, io ero il vento ed ero anche le stelle. Quella stessa malattia che porta con sè la morte, mi ha dato mille altre vite, la vita di tutto quello che mi circonda.


Ti abbraccio fortissimissimo,

Mary.


Ecco fatto, Clint. Adesso siamo pari.


Ne parlo con Jack: consegnerà lui la lettera.
“Grazie, Jack. Grazie di tutto. Sii forte, e non mollare. Lo so che è dura. Lo è per me, posso solo immaginare quanto lo
  sia per te. Mary ha lottato fino alla fine, ha vissuto ogni istante col sorriso. Adesso tocca a noi fare altrettanto.”
“Ci proverò, Jim. Ci proverò. E tu? Pensi che riuscirai a non farti inseguire dallo sceriffo di ogni contea dove ti
  ritroverai a passere?”
“Ci proverò Jack. Ci proverò... Ci si vede ok?”
Ci stringiamo la mano: è una stretta forte, decisa e piena di calore. Sembriamo due cowboy che, dopo aver cavalcato insieme per anni, si ritrovano davanti ad un bivio, e capiscono di dover proseguire il cammino ognuno per la sua strada.
“Goodbye Jim.”
“Goodbye Jack.”