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  • Inserito 26/06/2006 17:23:41 da Giovjk
  • Data dell'ultimo testo inserito: 06/10/2006 15:48:41
  • E' stato visto 2735 volte
  • Il capitolo Una seconda chance è stato inserito 06/10/2006 15:48:41 da Hartigan
  • Il capitolo è stato visto 547 volte

  1. Carol e la voce
  2. Carol e gli specchi
  3. Jim e la voce
  4. Carol sott'acqua
  5. Carol e i ricordi
  6. Jim e l'anello
  7. L'attesa
  8. Mary
  9. Nero cenere (Matteo - Italia - 1991)
  10. Il passato non si dimentica di te.
  11. Scherzi del destino
  12. Le spiace se pelo un'arancia?
  13. Un sogno, un criminale e 10.000 miglia
  14. L'incontro
  15. Agenzia investigativa Giorgio F.
  16. Gli specchi di Jim
  17. Hollywood
  18. Jim e Clint
  19. Una lettera per Clint
  20. Potrei vedere la casa?
  21. Un bacio al chiaro di luna
  22. Tutta la mia fiducia
  23. Amore per sempre
  24. Se dovessi rimanere indietro
  25. Che storia ? mai questa?
  26. Solo pensieri.
  27. Le regole del giallo, di Giorgio F.
  28. Eureka!
  29. Una seconda chance

Una seconda chance

UNA SECONDA CHANCE

E' passato un mese dall'ultima volta in cui ebbi modo di parlare con Jim. Lui a dire il vero non fu molto loquace e, detto da me, che so essere più muto di un film di Buster Keaton, è tutto dire. Chiesi a Jim se si sarebbe fatto vivo con Alessia e con Carol. Mi rispose "Sì, certo" e quelle furono le uniche parole che pronunciò quel giorno in mia presenza e, per quel che ne so io, furono anche le uniche parole che pronunciò per l'intera giornata. Qualche giorno dopo ricevetti due assegni: uno era di Alessia, l'altro di Carol. Jim era stato di parola.
Non so dire esattamente in che modo, ma il caso di Jim fu per me una sorta di svolta professionale. Gli ultimi casi che avevo trattato rientravano nel classico filone dei tradimenti coniugali. Seguire una moglie un po’ troppo esuberante, scattare foto di inequivocabili situazioni adultere e consegnarle al marito non è certo la massima aspirazione per un investigatore. Il giorno stesso in cui ricevetti gli assegni da Carol ed Alessia, venni contattato per due casi di presunte infedeltà: li rifiutai entrambi. I casi di adulterio erano un capitolo chiuso, per sempre. Il giorno successivo mi fece visita il dirigente di una importante società di elettronica. Sospettava che qualcuno fra i suoi dipendenti facesse spionaggio industriale. La società aveva già indagato per conto suo, controllando le e-mail e monitorando i laboratori dove presumibilmente qualcuno riusciva a far arrivare alla concorrenza informazioni riservate. Il cerchio si era stretto intorno a tre persone. A me venne chiesto di scoprire tutto il possibile dei sospetti: situazione familiare, situazione economica, quante e quali persone frequentavano in casa e fuori e, anche se non mi è stato detto, era evidente che avrebbero molto gradito qualche microfono in casa. Accettai il caso e finii col dimenticarmi di Jim fino a quando, rientrando in ufficio a sera inoltrata, trovai la serratura maldestramente scassinata, la porta aperta e la luce accesa. Non avevo con me la pistola, così mi limitai ad entrare senza far nessun rumore. O almeno così credetti.
"Giorgio, sono io, Jim. Mi devi aiutare, sono nei guai, guai grossi."
Barba lunga, occhiali scuri, berretto da baseball, camicia a scacchi, una benda sporca di sangue avvolta intorno mano destra.Delle mille domande che mi passarono per la testa in quel momento, mi uscirono dalle labbra le due più banali:
"Che ti è successo alla mano? Stai bene?"
"La tua porta. E' arruginita. Potrei farti causa lo sai?"
"E io potrei spararti e nessuno avrebbe niente da ridire. La tua è violazione di proprietà privata, lo sai?"
"Bene, adesso che le presentazioni sono finite, vuoi aiutarmi oppure no?"
"Aiutarti? Non so neppure che aiuto ti serve…"
"Mi serve una nuova identità, nuovi documenti, e mi servono subito."
"Sì, certo. Puoi aspettare cinque minuti? Giusto il tempo di andare al supermarket qui sotto, mi sembra di aver visto dei documenti falsi in svendita affianco allo scaffale dei liquori."
Il mio humor non piacque troppo a Jim, che si alzò di scatto, facendo cadere la sedia dove era seduto. Mi passo affianco senza neppure guardarmi, e sentii la sua voce sussurrare:
"Ho sbagliato a venire qui. Ho sbagliato tutto, cazzo."
Lo ammetto: Jim non mi è mai stato troppo simpatico. Pur non conoscendolo nutrivo fin dal principio una sorta di insofferenza nei suoi confronti. Era evidente quanto Carol avesse sofferto per causa sua. E anche Alessia, ogni volta che pronunciava la parola "Jim", lo faceva abbassando lo sguardo, passandosi una mano tra i capelli, scomparendo per qualche istante da questo mondo e finendo chissà dove, lontano. Era invidia quella che provavo nei suoi confronti? Forse sì, o forse mi faceva rabbia perché vedevo in lui troppe cose che detestavo in me stesso. Gli occhi di chi non si aspetta più niente da nessuno, il passo di chi non sa dove andare e neppure lo vuole sapere e una sensazione di vuoto che non sai mai come colmare. Aiutare Jim avrebbe aiutato anche me.
"Ehi, ehi, dove vorresti andare?"
Afferrai il braccio di Jim, lui non oppose la minima resistenza.
"Jim, non mi sembri nelle condizioni di poter fare l'eroe solitario senza macchia e senza paura."
"Eroe? Ma di cosa diavolo stai parlando? Stò solo cercando di sopravvivere fino a domattina."
"I documenti non sono un problema. Saranno pronti in quarantotto ore."
"Conosci un posto sicuro dove posso rimanere nel frattempo?"
"Sì, se non ti fai impressionare da qualche scarafaggio…"
"Perfetto.Allora portami lì."
Avevo parcheggiato l'auto ad un isolato di distanza. Non potevo rischiare di vedermi portare via la macchina dal carro attrezzi proprio adesso che cominciavo a lavorare ad un caso interessante.
Jim aveva con sé soltanto un vecchio zaino e, a vederlo camminare così, nel riverbero della luce dei lampioni, sembrava fosse in cammino da sempre e per sempre. 
Era ormai sopraggiunta la notte. La luna, alta lassù nel cielo, sembrava guardarci con sospetto, l'asfalto scorreva veloce e silenzioso. Né io né Jim avevamo aperto bocca da quando eravamo saliti in macchina. Fu Jim, dopo chissà quanto, a rompere quel silenzio:
"Grazie."
Non era un grazie di circostanza, e neppure un grazie fine a se stesso. Con quel grazie Jim mi stava dicendo: "Dammi il tempo di riprendere un po’ di forze e poi ti spiegherò tutto quanto."
"Dovere" risposi, senza neppure sapere perché. Lui non disse altro, così tornammo a farci avvolgere dal silenzio della notte.
Ad un incrocio di un piccolo centro di periferia incrociammo un auto della polizia. Lo sguardo di Jim si contrasse in una smorfia che poteva essere di rabbia come di paura. Lo osservai fissare lo specchietto fino a quando non vide le luci lampeggianti scomparire dalla parte opposta della strada. Fu allora che si decise a parlarmi:
"Posso accendere la radio?"
"Certo, ma guai a te se la sintonizzi sul canale country…"
"Giorgio, secondo te perché Alessia voleva trovarmi? Ti sarai
fatto qualche idea in proposito…"
"Non lo so. Non era fondamentale all'esito delle indagini. Mi ha chiesto di trovarti, e io l'ho fatto."
"Vuoi dire che non hai fatto nessuna ricerca su di lei, su chi fosse e sul perché volesse sapere dove fossi finito?"
"I dati del suo passaporto corrispondevano con quelli registrati all'anagrafe, non aveva nessun tipo di pendenza penale, mai stata arrestata, solo qualche multa per divieto di sosta. Non mi serviva sapere altro."
"Tu hai creduto ad ogni sua parola, vero?"
"Ho creduto che fosse sinceramente preoccupata per te e che volesse avere tue notizie. Perché, non era così?"
"Anni fa le avevo fatto una promessa. E' venuta a cercarmi perché la mantenessi."
"E' per questo che sei nei guai adesso? Che cosa le avevi promesso?"
"Stronzate."
"Che tipo di stronzate?"
"Quelle che si dicono quando ci si dice addio, e ogni parola sembra volteggiare nell'aria come una foglia in balia del vento, e ogni respiro sembra raggelarti l'anima."
Conoscevo bene quel tipo di stronzate, e la descrizione che ne aveva fatto Jim, seppure troppo fuori luogo in quel momento, mi colpì come uno schiaffo ben assestato. Stronzate...Forse adesso Jim le vedeva davvero così, ma scommetto che qualche anno fa le avrebbe chiamate in modo diverso.
"Non mi hai ancora risposto…"
"Le ho promesso che non la avrei cancellata, che sarebbe rimasta nel mio cuore, e che ci sarei sempre stato se lei avesse avuto bisogno di me."
"…Lei ha avuto bisogno di aiuto, si è ricordata di quella promessa e ti è venuta a cercare…"
"Sì, qualcosa del genere…"
"In che guai si è dovuta infilare per ricordarsi di te?"
"Debiti. Ha chiesto soldi alle persone sbagliate."
"E da te cosa voleva? Soldi?"
"No."
"E cosa?"
"Che la aiutassi ad uscire dall'inferno dove si era infilata."
"E tu lo hai fatto?"
"Spero di sì…"
"Spiegati meglio…"
"Di recente i suoi creditori si erano fatti più insistenti. Hanno minacciato di stuprarla. Una sera un tizio l'ha aggredita in un parcheggio. Io ero lì, ed ero armato. Gli ho urlato di andare via. Lui ha stretto un braccio intorno al collo di Alessia e mi ha detto di buttare per terra la pistola altrimenti le avrebbe spezzato l'osso del collo. Vedevo Alessia diventare sempre più rossa in volto, i suoi occhi mi imploravano di aiutarla. Dovevo aiutarla, era la mia grande occasione, potevo dimostrarle che ero capace di mantenere una promessa. Bang. Un solo colpo. Dritto al cuore.
"Cazzo Jim, hai fatto fuori lo scagnozzo di qualche boss mafioso, non te la faranno mai passare liscia..."
"Lo so. E' per questo che sono qui. Devo far morire Jim prima che lo facciano loro. Fingerò un incidente d'auto. Troveranno il mio corpo bruciato, irriconoscibile. C'è un poliziotto che potrebbe darmi una mano a far sparire ogni traccia di me. Una seconda chance Giorgio, chiedo soltanto questo. Pensi di potermi aiutare?"
"I documenti non sono un problema: avrai carta di identità e patente entro due giorni. Se ti serve un passaporto posso procurartelo, ma mi serve più tempo."
"Davvero riusciresti anche a procurarmi un passaporto?"
"Sì. Ma se vuoi un lavoro ben fatto dovrai aspettare una settimana."
"Benissimo, non è un problema. Per ora l'importante è cancellare Jim, per sempre."
 "Lo sai, Jim…Quasi quasi ti invidio…Una seconda possibilità…Sai quanti vorrebbero poterla avere?"
"Già. Mi chiedo però quanti sarebbero disposti a pagarne il prezzo."
Dovetti ricredermi su Jim. Dopo aver parlato con Alessia e Carol pensavo fosse un codardo oppure uno al quale desse un morboso piacere il sapere di essersi lasciato alle spalle qualcuno che soffrisse per causa sua.
Invece…Invece Jim ha cancellato se stesso pur di mantenere fede ad una promessa, pur di aiutare Alessia.
"Come l'ha presa Carol tutta questa storia? Immagino non troppo bene…"
"Con Carol ci siamo detti addio prima ancora che incontrassi Alessia."
"Cosa è successo?"
"Quello che succede sempre. Le persone col tempo cambiano. E cambia anche il significato della parola amore."
"Jim, ti posso chiedere un grosso favore?"
"Dimmi..."
"Ci riesci qualche volta a rispondermi senza che le tue parole sembrino prese da un film di Bruce Willis o da una canzone di Bob Dylan?"
"Ci proverò…"
"Ecco bene, allora riformulo la domanda: cos'è successo tra te e Carol?"
"E' successo che lei ha ricevuto un'offerta di lavoro a Londra. Mi ha chiesto se volessi andare con lei, ma non mi sembrava troppo convinta di volermi insieme a lei. E comunque io non riuscirei mai a vivere a Londra, e lei lo sa benissimo."
"Fammi indovinare… Le hai risposto di no, ti sei voltato e sei sparito per sempre."
"Non esattamente. Le ho detto che se davvero lo desiderava sarei andato con lei, a Londra, all'inferno, ovunque desiderasse andare."
"E' stata Carol a dirti di non partire con lei?"
"Me lo ha fatto capire."
"In che modo?"
"Dicendomi che preferiva la raggiungessi lì quando lei si fosse sistemata, che aveva già pagato sei mesi di affitto in un monolocale troppo stretto per tutti e due, e che nel frattempo lei a Londra poteva cercare un lavoro anche per me, e poi non sono più stata a sentirla, dicevo solo "Sì, certo, hai ragione" ogni volta che lei mi guardava con aria interrogativa e quando è partita per Londra l'ho accompagnata all'aeroporto e lei mi ha detto:
"Non sei arrabbiato con me, vero?" e io le ho risposto "No". Non era con lei che ce l'avevo . Ce l'avevo con il Tempo che passa, con l'Amore che svanisce, con i ricordi che…"
"Jim! Ti prego! Basta così, ho capito…"

Procurai a Jim tutto quello che mi aveva chiesto: patente, carta di identità, passaporto ed anche un contatto a Città del Messico, dove avrebbe trascorso qualche giorno prima di ripartire per chissà dove. Ci salutammo con una calorosa stretta di mano.
"Grazie di tutto, Giorgio."
"Dimmi un'ultima cosa Jim…"
"Sì?"
"Se non ci fosse stata Alessia, e se Carol non fosse partita per Londra, saresti rimasto con lei?"
"Sai che cosa ho imparato da tutta questa storia, Giorgio?"
"Che cosa?"
"Che la vita è un gran casino già così, anche senza i 'se'. Che bisogno c'è di creare tutte queste irreali dimensioni parallele dove il futuro varia in continuazione a seconda di 'cosa potrebbe accadere se' o di 'cosa sarebbe succeso se'. Forse sarebbe andato tutto alla grande, o forse sarebbe andato tutto a puttane, ancora peggio di come stia già andando. O chissà, magari alla fine non sarebbe cambiato proprio nulla. Adios agente Molder, adesso devo proprio andare…"
Mi aveva fregato ancora una volta. Questa volta non si era semplicemente accontentato di non rispondere alla mia domanda, ne aveva persino negato l'esistenza. Cominciava davvero a diventarmi simpatico quel gran bastardo.
"Giorgio…"
"Sì…"
"Ti posso chiedere un ultimissimo favore?"
"Sentiamo... Che altro ti serve adesso?"
"Se si dovessero ripresentare Alessia e Carol, questa volta prova a farti una sana dose di cazzi tuoi, ok?"
Non aspettò neppure che gli rispondessi. Saltò in macchina e schizzò via. Non ebbi mai più modo di vederlo o di avere sue notizie. Credo sia ancora in viaggio, verso sud, o magari si è definitivamente accampato in qualche sperduto paesino della SudAmerica.

 Ripenso a tutta quanta questa storia, dal principio, da quando Alessia e Carol mi hanno chiesto di cercare Jim. La prima volta che mi parlarono di lui l'unico dato certo era che fosse in viaggio. E in viaggio suppongo sia ancora adesso. Ognuno di noi ha bisogno di credere in qualcosa. Jim non è mai stato capace di credere all'Amore, quello vero con la A maiuscola, con il Cuore che palpita e gli occhi che brillano, o forse ci credeva troppo ed è rimasto deluso troppe volte per continuare a crederci. Così ha scelto di credere solo in se stesso, e fanculo tutto il resto.
Deve essergli costato parecchio chiedermi aiuto. Se lo ha fatto forse significa che in fondo ogni tanto ha anche lui bisogno di credere negli altri, e magari un giorno riuscirà anche a tornare a credere anche nell'Amore, altrimenti a che servirebbe una seconda chance?

 

THE  END