Carol e Jim
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- Inserito 26/06/2006 17:23:41 da Giovjk
- Data dell'ultimo testo inserito: 06/10/2006 15:48:41
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- Carol e la voce
- Carol e gli specchi
- Jim e la voce
- Carol sott'acqua
- Carol e i ricordi
- Jim e l'anello
- L'attesa
- Mary
- Nero cenere (Matteo - Italia - 1991)
- Il passato non si dimentica di te.
- Scherzi del destino
- Le spiace se pelo un'arancia?
- Un sogno, un criminale e 10.000 miglia
- L'incontro
- Agenzia investigativa Giorgio F.
- Gli specchi di Jim
- Hollywood
- Jim e Clint
- Una lettera per Clint
- Potrei vedere la casa?
- Un bacio al chiaro di luna
- Tutta la mia fiducia
- Amore per sempre
- Se dovessi rimanere indietro
- Che storia ? mai questa?
- Solo pensieri.
- Le regole del giallo, di Giorgio F.
- Eureka!
- Una seconda chance
Carol e la voce
Mi guardava e non capiva, non so come facesse a non capire. Io lo guardavo, proprio dritto negli occhi, non è che ci fossero tante possibilità, uno sguardo così non è che può avere molti significati. Tanto più un bigliettaio, cosa aspetta, voglio partire, è evidente che voglio partire, che sto partendo, un biglietto, un biglietto perché devo partire.Signorina mi dice, Mi dica gli dico, Dove vuole andare? mi chiede, Dove vuole che vada? lo penso soltanto e quando lo penso diventa evidente, lui potrebbe non sapere, ecco, è così il mondo, lui potrebbe non sapere, lui potrebbe non sapere perché parto. Allora glielo chiedo, proprio parole così una dietro all'altra, Lei lo sa perché parto? E lui no che non lo sa, è evidente non la conosco signorina, immagino andrà in vacanza o torna a casa o.
No, davvero, non ha capito, non torno a casa né vado in vacanza né. Ma davvero lei non ha neanche idea? Possibile che non abbia nessuna idea del perché parto? Sono qui davanti a lei e lei non ha nessuna idea del perché. Potrebbe andare bene che non sappia il perché posso anche capirlo, ma dove, lei è un bigliettaio, dove deve saperlo, almeno dove, deve saperlo lei e non io.
Lui di idee ne ha ancora tre o quattro, cose tipo Venezia, tanta gente finisce per andare a Venezia, ma la prima che gli viene in mente e dalla mente scende giù, scivola giù più veloce delle altre ed esce dalla bocca: Ma lei è pazza!
In realtà non lo sento, immagino che lo abbia detto perché è la frase che viene per prima quando una persona non capisce un'altra persona. Io ho già preso il mio zaino, sono già diretta verso l'uscita, stare qua è abbastanza inutile perché se un bigliettaio non capisce per dove sto partendo e perché, voglio dire, è il suo lavoro e quindi dovrebbe essere abituato a capirlo, ma Jim di lavoro ne fa un altro, ma Jim mi ha sempre capito, non so se è più importante capirsi o farlo per lavoro fatto sta che questa cabina è occupata e quest'altra rotta, ma io devo chiederglielo, aspetto, Davvero non hai capito? Ci rideremo, non lo sa neanche uno che lo fa per lavoro come potevo pensare che tu?
Che tu non avessi voglia di ridere, senti, è divertente davvero, rispondi dai, che ci facciamo due risate e poi la tua voce, ho voglia di sentire la tua voce ed anche se non dici niente so che c'è la tua voce dall'altra parte, ma se non alzi la cornetta non so se la tua voce c'é. E attaccato ci sei tu.
Ecco invece la tua voce senza tu attaccato, la tua voce tagliata sui toni alti e sui bassi, solo frequenze centrali, con quel tentativo di essere asettico e quell'inciampo sulla s di casa perché, lo sappiamo entrambi, diventa difficile dire a una cassetta una frase così semplice: "in questo momento non sono in casa, lasciate un messaggio e sarete richiamati" senza impappinarsi almeno un paio di volte e quando ti impappini una volta sola è quella giusta perché meglio non farai mai. Ossia non ci sei.
Butto giù. Guardo il telefono e mi chiedo se è uno scherzo, se è uno scherzo è uno scherzo stupido. Così richiamo e dico Se è uno scherzo è uno scherzo stupido e aspetto la tua risposta, la tua risata, sono pronta anch'io a ridere, questa cosa mi fa ridere a crepapelle, tu rispondi In questo moment… io butto giù, a me 'sti scherzi stupidi non piacciono. Mi avvio verso casa tua, a piedi sono 10 minuti, mi avvio incazzata per questo scherzo stupido, arrivo sotto casa tua, suono al citofono e so che lì non potrai dire casa impappinandoti sulla s, lì dovrai rispondermi, non so che scherzo puoi farmi lì.
Rispondi Terzo piano ma non è la tua voce, che senso ha rispondere Terzo piano e usare la voce di qualcun altro, e poi lo so che è il terzo piano, l'ho fatto tre milioni di volte, ho fatto nove milioni di piani per venire a casa tua e nove milioni per uscirne. Ma l'importante è che ci sei, anche con quell'altra voce, l'importante è che ci sei e che io riesco ad arrivare fino a lassù, oggi ho le gambe così pesanti e l'ascensore è troppo veloce e mi fa troppa paura che a quella voce non corrispondi tu, così faccio le scale e le scale sono così faticose con le gambe pesanti e questa voglia che niente si muova, che non succeda niente, proprio niente, che siano scale infinite anche se faticose, sono meglio di vederti con la faccia di un altro, quella voce di un altro che dice E' venuta per l'appartamento? Certo, no, sono venuta per lui, per sapere se sa perché parto, perché neanche il bigliettaio lo sapeva e non sapeva neanche dove andavo, volevo capire se Jim sapeva dove andavo, almeno dovrei dirglielo, non posso partire senza che lui lo sappia, lei lo sa? Gli domando, No che non lo so, signorina, Neanche lei lo sa, non lo sa nessuno? Ma lei è qui e dovrebbe saperlo, dovrebbe sapere qualcosa, almeno cosa ci fa qui lei?
Un'agenzia per dare in affitto l'appartamento? Quindi tremilioni e una volta che è l'ultima, novemilioni e tre piani a salire, novemilioni e tre piani che sto facendo a scendere per dove andare, altre persone lì, dove tu ed io, dove noi due, dove tu solo ed io sola ad aspettare io te, tu me, dove i nostri giorni. Tre milioni e una volta e poi basta a salire, tre milioni e una volta e poi basta a scendere, io volevo salirci una volta in più delle volte che volevo scenderci e invece e invece e invece e.
E salgo la tremilioni e duesima volta, rifaccio il novemilioni e quarto piano, quinto piano, sesto piano. Mi fermo davanti alla voce che non è la tua, guardo la faccia che non è la tua e dico con la voce che è mia, anche se non la riconosco, Quanto è l'affitto e quella bocca sta parlando ancora di caparra quando chiedo Le chiavi, finalmente con la mia voce, e apro la porta che lui aveva chiuso, saluto cortesemente e scortesemente entro e chiudo la porta in faccia a quella faccia che non è la tua faccia e che è attaccata ad un collo attaccato a un corpo che ha un braccio a cui è attaccata una mano in cui c'è un dito che pigia e pigia sul campanello che io non sento.
Mi siedo nella tua casa che è mia e nostra. Mi siedo e piango.
