Tutto pu? succedere
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- Inserito 30/11/2006 13:11:33 da Antinisca
- Data dell'ultimo testo inserito: 27/12/2006 16:53:07
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- Il capitolo Non ? un incubo è stato inserito 04/12/2006 17:04:14 da Hartigan
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Non ? un incubo
Vi prego, ditemi è chè soltanto l’ennesimo incubo, che sono ancora a letto a girarmi sotto le coperte, che niente di tutto quello che stò vivendo adesso è realtà. Svegliatemi! Non riesco a sopportare tutto questo anche sapendo che è solo un brutto sogno…Urlo a mio padre di svegliarmi, a sberle o come preferisce lui, purchè mi liberi da questo orribile sogno. Invece no, mio padre mi guarda, mi abbraccia forte, mi dice di farmi coraggio e che posso contare su di lui, sul suo aiuto e su quello della mamma, e allora capisco che non stò sognando, perché mai mio padre mi aveva parlato così, neppure nei sogni. E’ tutto vero. Matteo è morto. Il suo cadavere è stato ritrovato in spiaggia. Motivo della morte: probabile annegamento, ma non è ancora stata fatta una autopsia completa.
Tutto quello che riesco a fare adesso è piangere e rodermi le pellicine peggio di un castoro; le rosicchio talmente da farmi uscire il sangue. Mia madre mi prende la mano, mi guarda e mi sussurra:
“Dalila, vieni, usciamo a prendere un po’ d’aria.” Sento freddo. Troppo freddo anche per dicembre. E’ un freddo che nessun cappotto potrà mai attenuare. Sento freddo dentro. Stò gelando. Mi metto le mani in tasca e… c’è qualcosa… E’ una busta, bianca, anonima; la volto…dietro c’è scritta una sola parola: “Dalila”. Riconosco subito la scrittura…E’ di Matteo. Cosa significa? Chi mi ha messo questa lettera nella giacca? Stamattina non c’era, ne sono sicura. Una lettera di Matteo che compare dal nulla nelle mie tasche mentre sono in ospedale a pochi metri dal suo cadavere che neppure mi hanno lasciato guardare per l’ultima volta. Chiedo a mia madre di lasciarmi sola per qualche minuto, lei mi accarezza il viso e mi sorride: “Come vuoi, io rimango qui vicino però, ok?”. “Sì, mamma, grazie.” Mi siedo su di una panchina e comincio a leggere:
“ Cara Dalila,
sono tornato a scriverti una lettera, come ai vecchi tempi. Me lo hai chiesto così tante volte, e adesso finalmente ti accontento. Se leggi questa mia lettera significa che io non ci sarò più. Potrà sembrare che io sia sparito nel nulla o che sia morto in un incidente, ma la realtà è ben diversa. Qualcuno mi avrà ucciso. Non posso dirti di più, perché metterei a repentaglio la tua vita, e perché tu sei così testarda che cercheresti in tutti i modi di scoprire chi mi ha ucciso, e ti cacceresti nei guai, guai che neppure puoi immaginare. Ti assicuro che non sono finito in giri loschi tipo droga o malavita. Ho una missione da compiere, un incarico in cui io credo molto, che mi riempe il cuore di orgoglio, e per cui può persino valere la pena di dare la propria vita.
In questi ultimi giorni è successo tutto così rapidamente che non so più se riuscirò a gestire tutto quanto come dovrei, e questo si è ripercosso anche nella nostra storia. Mi spiace essere stato un po’ duro con te l’ultima volta al telefono. Mi spiace non averti più chiamato e non essermi fatto più sentire in questi ultimi giorni. Non cerco scuse per il mio comportamento, ma posso dirti che non mi sono comportato così per ferirti. Io credo in tutto ciò che faccio, mi ci butto dentro e lo vivo al cento per cento. Ho provato in tutti i modi a vivere allo stesso modo la nostra storia, ma c’erano troppi ostacoli da superare, e a volte mi sembrava che fossi solo io a volerli scavalcare e che tu te ne stessi lì, dall’altra parte della staccionata, a guardarmi scavalcare quegli ostacoli uno ad uno, ad allargare le braccia per abbracciarmi quando ti raggiungevo, ma non ti vedevo mai fare un passo verso di me. Forse non riuscivo a vedere gli ostacoli che anche tu avevi di fronte, forse ognuno vive e sente le cose a modo suo, e io non ho capito un bel niente di te, di me e di noi, ma credimi, mi faceva troppo male vederti lì, immobile mentre io correvo come un pazzo. Ecco il perché di quell’ultima telefonata, ecco perché sono sparito. No, forse c’è un altro motivo. Io volevo verditi sorridere, volevo saperti felice e non ero certo di poterti dare tutto questo. Se era vero che tu non mi venivi incontro forse il motivo era che io non ti davo motivi validi per farlo. Ecco adesso sai tutto, o meglio sai una parte importante di quel tutto.
Se ti scrivo è perché non sopporto l’idea di saperti triste e piena di rimpianti pensando che, se le nostre ultime parole sono state di distacco reciproco, io me ne sia andato pensando di aver buttato via il mio tempo con te. Non è così. Sei stata importante per me, come poche altre persone nella mia vita. Mi spiace che tutto alla fine sia dovuto svanire nel nulla. In questo momento ripenso al nostro primo incontro, a quella spiaggia deserta dove ci siamo seduti e in silenzio abbiamo ascoltato il mare, e il vento ti scompigliava i capelli, e tu con una mano cercavi di fermarli e i tuoi occhi si abbassavano ogni volta che incrociavano i miei. Ricordo tutto così vividamente da sentire ancora addosso il calore del sole di quel pomeriggio, così come sento ancora il calore le tue risate mentre raccolgo pietre in riva al mare e te le offro spacciandole per perle preziose. A proposito, ho trovato una pietra preziosissima e rarissima ieri, indovina un po’ dove adesso quella pietra?
E adesso basta lacrime, ok? Voglio sentire la tua risata arrivare fino a me, dovunque io sia adesso.
Sei nel mio Cuore, lo sai vero?
Matteo
Fai presto tu a dire basta lacrime… Ci provo ma non ci riesco. Improvvisamente un’immagine si materializza davanti a me. E’ una panchina, dietro la quale, ben nascosta sotto un cespuglio, qualche mese fa Matteo aveva nascosto una pietra, lasciandomi poi indizi sparsi per ritrovarla. Improvvisamente non piango più. Il cuore mi batte a mille. Rileggo la parte della lettera cui ad una prima lettura avevo dato poco peso:
<< A proposito, ho trovato una pietra preziosissima e rarissima ieri, indovina un po’ dove adesso quella pietra? >>
Lo so dov’è quella pietra adesso. E’ ben nascosta sotto un cespuglio dietro quella stessa panchina dove tempo fa Matteo mi nascose una pietra… E sono quasi certa che non ci troverò una pietra questa volta, ma un indizio, qualcosa per risalire alla sua morte. Corro verso mia madre, le dico che adesso devo proprio andare, lei tenta di fermarmi, ma ormai sono già lontana.