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  • Inserito 30/11/2006 13:11:33 da Antinisca
  • Data dell'ultimo testo inserito: 27/12/2006 16:53:07
  • E' stato visto 2038 volte
  • Il capitolo L'alba su di un lago ghiacciato è stato inserito 27/12/2006 16:53:07 da Hartigan
  • Il capitolo è stato visto 331 volte

  1. L'incubo
  2. un giorno
  3. Lacrime
  4. Non ? un incubo
  5. Siamo soli
  6. L'alba su di un lago ghiacciato

L'alba su di un lago ghiacciato

L’alba su di un lago ghiacciato


Le canzoni di Vasco a Matteo non sono mai piaciute. “Siamo soli” la ascoltava insieme a me perché sapeva quanto sentissi mie le parole di quella canzone, ed anche perché è stato grazie a quella canzone che ci siamo conosciuti quella sera al pub, proprio quando in tutto il locale si diffondeva la voce di Vasco. Matteo era con un suo amico, ed in mezzo a tutta quella confusione non lo notai per niente, almeno fino a quando non mi fu davanti, mezzo barcollante, con un’espressione che ancora adesso non potrei dire se fosse un sorriso o un ghigno malefico. Io ero con un gruppo di amiche e tra un sorso e l'altro di tequila canticchiavo insieme a Vasco il ritornello della canzone. Fu allora che, guardandomi dritto negli occhi, lui mi disse:
“Fanculo.”
Da un ragazzo che neppure conoscevo mi sarei potuta aspettare qualunque frase, ma non di certo quella. Ero assolutamente certa che mi avrebbe detto qualcosa tipo: “Ehi, mi posso sedere qui con te?” oppure: “Posso offrirti qualcosa da bere?”, insomma le solite frasi che un ragazzo ubriaco rivolge ad ogni ragazza che incontra nel suo cammino, ed ero già pronta a rispondergli di sparire dalla mia vista ma… quel “fanculo” mi aveva proprio spiazzata. A sparire dalla mia vista ci pensò comunque da solo, senza nessun suggerimento da parte mia, per poi ripresentarsi, con passo ancora più traballante di prima, a fine serata. Ero già pronta a prendermi un’altra botta di “fanculo” ma ancora una volta mi spiazzò completamente dicendomi:
“Scusa per prima, non ce l’avevo con te, giuro. Buona serata.”
Forse ho sempre frequentato i ragazzi sbagliati, eppure mai mi era capitato di ricevere delle scuse per un banalissimo “fanculo”, e a pensarci bene mi sembra proprio di non aver mai ricevuto scuse per tante altre cose molto più gravi. C’è una frase, letta chissà dove, che ogni tanto mi torna in mente: “Ci sono persone che ti calpestano un piede e ti chiedono scusa, ce ne sono altre che ti calpestano il cuore e neppure se ne accorgono.” Le parole mi uscirino di bocca senza neppure che me ne rendessi conto:
“E con chi ce l’avevi allora?”
Lui rimase immobile per qualche secondo, poi il suo volto, che fino ad allora esprimeva una profonda, triste, malinconia, abbozzò un velato sorriso:
“Con Vasco e con la canzone che canticchiavi…Ma non ti preoccupare, ti ho già perdonata."
“Perdonata? E di che? Guarda che sei stato tu il cafone, insolente, bifolco…”
“…E magari anche un po’ stronzo…” continuò lui per me.
“Sì, stronzo anche. Mica puoi insultarmi senza nessun motivo e poi sparire e ricomparire quando ti pare per chiedermi scusa…”
“Deve essermi sfuggito qualche passaggio…Fammi capire…Vuoi dire che io e te siamo fidanzati e quindi ogni mio movimento necessita di una tua autorizzazione?”
“Chi? Noi due? Assolutamente no…”
“Ah, ecco, bene, allora cos’erano tutte quelle parole sullo sparire e ricomparire quando mi pare?”
“Niente, era tanto per farti sentire un po’ in colpa, ti ricordo che mi hai offesa senza motivo alcuno…”
“Il motivo te l’ho spiegato. Non sopporto le canzoni di Vasco.”
“Io invece le adoro.”
“Mi spiace per te, baby.”
“Ma vaffanculo.”
“Ehi, non invertiamo i ruoli, ok? Tu canti Vasco e io ti mando a fare in culo. Funziona così il gioco.”
“Sì, giusto, scusami. E dimmi, che ti ha fatto Vasco, ti ha rubato la fidanzata?”
“Non sopporto che frasi banali come “tutto può succedere” se pronunciate da lui vengano considerate poesia. La poesia per me è ben altro.”
“Cioè? Scommetto che sei uno di quelli che ascolta solo De Andrè, Guccini e Claudio Lolli…”
“Conosci Claudio Lolli?”
“Purtroppo. Mio fratello mi tortura con le sue canzoni tutti i giorni. Quindi ho indovinato… Sei uno di quelli che ama farsi tormentare da canzoni malinconiche e noiose…”
“Io ascolto Salsa cubana, quindi non hai indovinato proprio per niente.”
“Sì, certo, però conosci Claudio Lolli…”
“Cos’è, un reato?”
“No, ma sono in pochi a conoscerlo, e quei pochi andrebbero tutti rinchiusi al manicomio…”
“Grazie per il suggerimento. Ti saluto…”
“Dalila, mi chiamo Dalila.”
“Ti saluto Dalila.”
“E no!”
“E no cosa?”
“Non te ne vai se prima non mi dici due cose. Uno: il tuo nome. Due: cosa è per te poesia… Non è Vasco, non è Guccini, e allora cos’è? Leopardi? Neruda? Picasso? Michelangelo? Cosa?”
“Uno: Mi chiamo Matteo. Due: Poesia per me è l’alba su un lago ghiacciato.”
“E che vuol dire?”
“Quello che ci vedi, vuol dire. Buonanotte.”
“Tutto qui?”
“Tutto qui cosa?”
“Sei l’unico ragazzo che abbia mai conosciuto che se ne va via senza chiedermi il numero di cellulare.”
“Non ho buoni rapporti con i cellulari…”
“Mi sembra che tu non abbia buoni rapporti con tante altre cose…”
“Già… Ci si vede…”
Alla fine il mio numero di telefono glielo lasciai comunque. Ero troppo curiosa di sapere se mi avrebbe richiamato. Non mi ero mai comportata così con un ragazzo in vita mia. Anche quando un ragazzo mi piaceva, lasciavo a lui il compito di corteggiarmi, di sedurmi. Attribuii questo mio modo di comportarmi al forte desiderio di cambiamento che attraversavo in quel momento. Sentivo dentro di me qualcosa, un qualcosa che a volte si presentava come una oscura voce sussurrante, mentre altre altre era più come una sensazione di vuoto interiore. Niente di quello che stavo facendo o vivendo sembrava mi appartenesse realmente, mi sentivo come se stessi recitando una parte in un film che non conoscevo e neppure volevo conoscere. Matteo mi colpì perché nei suoi occhi lessi la mia stessa inquietudine e il mio stesso desiderio di voler raggiungere sogni impossibili.
Nei giorni successivi attesi una sua chiamata, invano. Pazienza, pensai, poteva essere interessante conoscerti, ma se fai così il difficile, allora vaffanculo. C'è gente che fa la fila per avere il mio numero, che ti credi?
Il week-end successivo mi ritrovai, un po’ per caso un po’ per scelta, nello stesso locale dove ci incontrammo la prima volta. Lui era lì, a bersi una birra e ridere divertito ad una battuta di un amico. Finsi di non notarlo, neppure quando si alzò e mi lanciò una mezza occhiata di traverso. Pensai che volesse venire a salutarmi, ed ero già pronta a fingere di non conoscerlo, ma di nuovo mi sorprese cambiando direzione all'ultimo istante e dirigendosi dritto davanti al bancone del bar. Disse qualcosa al barman e poi si voltò, mi sorrise e puntò dritto verso di me.
"Visto? Tutto può succedere…"
"Come dici scusa?"
"La tua canzone preferita. Ho chiesto al barista se poteva farcela ascoltare."
"E allora?"
"Pensavo di farti un piacere, ma forse sbagliavo…Vado a dirgli di lasciar perdere…"
"No, aspetta… Mi dici perché?"
"Perché cosa?"
"Perché sei venuto da me adesso, perché non mi hai più chiamata, perché sei così strano…"
"Uno: sono venuto da te perché volevo sapessi che era grazie a me che potevi ascoltare Vasco e che quindi mi eri eternamente debitrice. Due: non ti ho più chiamata  perché non sapevo esattamente cosa dirti. Tre: non sono io strano, è il resto del mondo ad esserlo, io cerco solo di convivere con tutto questo senza uscirci di testa."
"Uno: grazie per la canzone. Due: sei uno stronzo, bastava che mi dicessi "Ciao, come va?", è a questo che serve un telefono, mica dovevi chiamarmi per spiegarmi il senso della vita. Tre: sei strano, e parecchio, e non serve a niente dare la colpa al resto del mondo. Quattro: ora te ne puoi anche andare, grazie."
"Non era contemplato un punto quattro."
 Fu così che Matteo entrò nella mia vita. Nel mio cuore ci entrò qualche settimana dopo, quando mi invitò a cena a casa sua. Avvenne tutto in modo così naturale e spontaneo che ancora oggi, ogni volta che ripenso a quel giorno, a stento riesco a trattenere le lacrime. Ci amammo per una notte intera, e mai in vita mia avevo amato ed ero stata amata così. Mi addormentai con le sue braccia intorno a me e quando al mattino mi risvegliai trovai sul comodino la colazione già pronta e una lettera, la sua prima lettera…

    Dalila,
non immagini quanto avrei voluto svegliarmi e vivere insieme a te le prime luci di questo nuovo giorno, un nuovo giorno che tu hai reso unico e speciale. Purtroppo stamattina ho un impegno di lavoro, ma tornerò appena possibile, e spero di trovarti ancora qui, ad attendermi, al mio rientro.
Sai, mi sembra tutto ancora così irreale… Non mi importa quello che penserai di me adesso, sento il bisogno di dirti tutto quello che provo per te… Mentre tu sei qui, sul mio letto, e dormi così serenamente, e il tuo respiro è così dolce e leggero, e i tuoi capelli sciolti sparsi sul cuscino, e la tua mano rannicchiata sotto il mento, io sono vicino a te, così vicino da poter respirare i tuoi respiri, e ti guardo dormire e non vorrei più andare via. Ci conosciamo da così poco eppure sei così importante per me, neppure puoi immaginare quanto…
Ricordi quando mi hai chiesto cos’era una poesia ed io ti ho risposto che per me poesia era “l’alba su un lago ghiacciato”? Bè quelle parole erano parte del testo di una canzone, ma non è questo ciò che importa adesso, quello che importa ora è che tu sei per me l’alba su un lago ghiacciato, sei un nuovo giorno che nasce nel mio cuore, e come l’alba su di un lago ghiacciato disegna mille incredibili colori, tu disegni nel mio cuore mille incredibili emozioni e non mi importa se ti conosco da così poco, io sento di amarti e ti sento dentro di me come mai avevo sentito nessun’altra in vita mia, e ho paura, paura che quel lago ghiacciato possa sciogliersi, ed io sprofondare negli abissi. Ma non mi importa, correrò il rischio, lo farò per te. L’unica cosa che ti chiedo è di camminare insieme a me nell’alba di questo lago ghiacciato, e tendermi la mano se dovessi scivolare e cadere per terra. Io per te farò altrettanto, saprò aspettarti, e tenderti la mano se dovessi cadere, e cercherò di esserti sempre vicino e di amarti con tutto me stesso.

E’ tardissimo. Vado, ma ti porto con me...

Matteo