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  • Inserito 30/11/2006 13:11:33 da Antinisca
  • Data dell'ultimo testo inserito: 27/12/2006 16:53:07
  • E' stato visto 3898 volte
  • Il capitolo Mi scuso x l'inconveniente, Anti è stato inserito 30/11/2006 13:11:33 da Antinisca
  • Il capitolo è stato visto 646 volte

  1. Mi scuso x l'inconveniente, Anti
  2. Mi scuso x l'inconveniente, Anti
  3. Mi scuso x l'inconveniente, Anti
  4. Mi scuso x l'inconveniente, Anti
  5. Mi scuso x l'inconveniente, Anti
  6. Mi scuso x l'inconveniente, Anti

Mi scuso x l'inconveniente, Anti

L'incubo
Oh! Cos’è? ... E’ solo un temporale…però ora sono sveglia…e adesso come faccio a riaddormentarmi? Dopo tutta la fatica che ho fatto prima…uffa!!! Ma che ore sono? … Le 3.30! Ho dormito un’ora sola…per lo meno non ho sognato…ma un’ora non basta! Domani devo alzarmi presto e devo essere in forma, devo riuscire a dormire!!! Orfeo??? Vieni a prendermi!!! Però ho paura…non voglio rifare quel sogno orrendo! E’ così agitato, buio…e poi il sangue e quell’urlo agghiacciante...ormai è da un mese che faccio e rifaccio lo stesso incubo! Cosa vorrà dire? No! Non lo voglio sapere e non ci voglio nemmeno più pensare! Non si può andare avanti così! Ho i nervi a pezzi! Tra un po’ mi viene un esaurimento! Basta, non pensarci! Distraiti, forza! Almeno ti addormenti…forse…magari…
Bene domani che si fa? Manzoni…I Promessi Sposi…di nuovo??? Ma non basta farlo alle medie??? No bisogna pure rifarlo alle superiori! E due volte poi!!! Vabbè…s’ha da fare…è uno “snodo importantissimo della Letteratura Italiana” dice lei…cerchiamo di rendercelo interessante… Poi che c’è? Il mio diario? Eccolo…devo portarmi avanti per lunedì…che faccio? Inglese? Filosofia? Che barba!!! Ok filosofia che è quella che mi piace meno così me la tolgo dalle…dicevo…filosofia…Kant…devo cercare un bel riassuntone bello chiaro così faccio prima…e poi…e poi…
Il temporale sta peggiorando…urca che fulmine! Questo fa un bel botto…difatti! Wow hanno tremato i vetri della finestra!!! …si sta alzando qualcuno…ma che fa? …ah va a mettere uno straccio alla porta se no entra l’acqua! Certo che avrei potuto pensarci io dato che sono qui a far niente…come da un po’ a questa parte per colpa di quel maledetto incubo…ehy che ti avevo detto??? Non ci devi più pensare!!! Però è più forte di me…cavolo…
Ma se domani quella mi chiama che le dico??? Ah già…spiega Manzoni ma interroga su Ortis e Werther…ce li hai? Più o meno… Il confronto l’hai stampato? Certo! E hai messo tutto in cartella? Fatto!!! Bene…ahi! Una delle solite fitte…questo polso mi perseguiterà tutta la vita!!! Però non mi era uscito sangue…chissà come mai? Là ce n’è tantissimo…e ma allora è un vizio cavolo!!! Ti ho detto di non pensarci!!! A cuccia!!! Ma cos’è mi sto sgridando da sola? Sono messa proprio male…voglio dormire cavolo!!! Anche il temporale è finito! Non ho più scuse!
Proviamo a contare le pecore sperando che siano bianche…1…2…3…4…e BOOM esplodono tutte e quattro!!! No basta scherzare…ora chiudo gli occhi e penso a qualcosa di bello…sì…cosa??? Com’era la poesia di inglese? Little lamb…eh no…agnelli e pecore non funzionano…
E se mi canticchio qualcosa? I don’t wanna close my eyes…I don’t wanna fall asleep…e no…bravi loro ma…non ci siamo proprio…però siamo al degenero appena fermo la mente mi addormento…provo? …STOP! (inserito da Antinisca)

un giorno
Un giorno
“Un giorno capirai.” Per ogni domanda, ogni dubbio, ogni incazzatura ed ogni lacrima è sempre questa la risposta che mi viene data tutti: genitori, amici, professori, persino il mio ragazzo… Tutti sono assolutamente certi che un giorno capirò,e che questo dovrebbe farmi stare molto molto meglio oggi.
I promessi sposi di Manzoni sono una palla totale. Non ne posso più Don Rodrigo, Don Abbondio e la Monaca di Monza. E’ già difficile la mia di storia, perché diavolo devono appiopparmi anche quella di Renzo e Lucia? Perché? Semplice: “Un giorno capirai.”
Tra un incubo e l’altro, tra una pecorella smarrita e una canzone degli Aerosmith, stanotte avrà dormito tre ore al massimo. Stamattina sarei volentieri rimasta a letto fino a mezzogiorno, invece no, eccomi qui, ad ascoltare le importantissime differenze tra il passato remoto e il passato prossimo in inglese. Uffa. Il passato è passato, punto e basta, chissenefrega se è passato prossimo o passato remoto? Che senso hanno tutte queste regole e tutti questi “I have done” e “I didn’t go”? C’è qualcuno in grado di spiegarmi che senso ha mai tutto questo? “Ma come fai a non rendertene conto? E’ semplicissimo…Un giorno capirai.”
Ci mancava solo Matteo, il mio ragazzo. Chissà cosa gli frullava ieri per la testa. Mi ha riempito la testa di parole, di dubbi sulla nostra nostria e sul mio modo di comportarmi con lui. Non bastavano i miei genitori, e i prof, e la scuola, no, anche lui ci si doveva mettere… 
Perché è tutto così difficile? Perché il bianco non è semplicemente bianco e il nero assolutamente nero? Perché tutto quello che ieri era giusto oggi è sbagliato? Perché niente è come sembra? Perché? “Un giorno capirai.”
Ma vaffanculo. Io voglio capire oggi, non “un giorno”…Anche domani sarebbe troppo tardi, figurarsi poi “un giorno”.
E va bene, per ora starò al gioco. Inglese, filosofia, italiano: studierò e imparerò tutto come una brava bambina, così crederete tutti di avermi convinto, e chissà forse “un giorno”… Non so ancora come, ho le idee troppo confuse, ma non finisce qui… (inserito da Hartigan)

Lacrime
Eccoci qua di nuovo. Ma ciao lettino! Tutto arancione con i tuoi bei tre peluches! Perchè mi fai così paura? Perchè solo quando resto sola con te, nel buio, tutti i miei problemi, i miei pensieri più tristi e dolorosi saltano fuori come folletti neri? Tutti i miei amici mi pensano dura, gelida, incapace di piangere, ma se mi vedessero tra le tue coperte cosa penserebbero? Perchè devo sempre girare il cuscino bagnato prima di addormentarmi? E soffocare i singhiozzi per non far sentire agli altri che sto male? E perchè poi sto così male? Nessuno è in grado di leggermi dentro, perciò non dò a nessuno la possibilità di farlo!
"Sei distratta!"..."Stai sempre li a mangiarti le pellicine!"..."Sei la sorella maggiore! Devi essere più matura!"..."Sei grande abbastanza per capirlo!"..."Alla tua età io non potevo farlo! Lo farai quando sarai più grande!"...rotture, rotture, rotture e controsensi! MA BASTA!!! Perchè alla sua età "Ha ancora tempo per crescere" e alla sua "Ormai è così, non può più crescere!"??? Devo crescere solo io??? Solo io mi devo adeguare agli altri?
Voglio andarmene ma come faccio? Vorrei sparire! Vi tolgo un peso...mi tolgo un peso...e se non capiscono ora...un giorno capiranno! Loro dovranno capire...non più io...sono stufa di dover capire chi non capisce! Devo trovare un modo! Lo devo trovare! Ora però devo dormire e domani ci penserò...penserò anche a cosa fare con Matteo...se il mio cercare qualcuno che mi ascolti in lui è un peso allora ha ragione a mettere in dubbio la nostra storia...si vedrà...si vedrà...spero di non sognare... (inserito da Antinisca)

Non è un incubo

Vi prego, ditemi è chè soltanto l’ennesimo incubo, che sono ancora a letto a girarmi sotto le coperte, che niente di tutto quello che stò vivendo adesso è realtà. Svegliatemi! Non riesco a sopportare tutto questo anche sapendo che è solo un brutto sogno…Urlo a mio padre di svegliarmi, a sberle o come preferisce lui, purchè mi liberi da questo orribile sogno. Invece no, mio padre mi guarda, mi abbraccia forte, mi dice di farmi coraggio e che posso contare su di lui, sul suo aiuto e su quello della mamma, e allora capisco che non stò sognando, perché mai mio padre mi aveva parlato così, neppure nei sogni. E’ tutto vero. Matteo è morto. Il suo cadavere è stato ritrovato in spiaggia. Motivo della morte: probabile annegamento, ma non è ancora stata fatta una autopsia completa.
Tutto quello che riesco a fare adesso è piangere e rodermi le pellicine peggio di un castoro; le rosicchio talmente da farmi uscire il sangue. Mia madre mi prende la mano, mi guarda e mi sussurra:
“Dalila, vieni, usciamo a prendere un po’ d’aria.” Sento freddo. Troppo freddo anche per dicembre. E’ un freddo che nessun cappotto potrà mai attenuare. Sento freddo dentro. Stò gelando. Mi metto le mani in tasca e… c’è qualcosa… E’ una busta, bianca, anonima; la volto…dietro c’è scritta una sola parola: “Dalila”. Riconosco subito la scrittura…E’ di Matteo. Cosa significa? Chi mi ha messo questa lettera nella giacca? Stamattina non c’era, ne sono sicura. Una lettera di Matteo che compare dal nulla nelle mie tasche mentre sono in ospedale a pochi metri dal suo cadavere che neppure mi hanno lasciato guardare per l’ultima volta. Chiedo a mia madre di lasciarmi sola per qualche minuto, lei mi accarezza il viso e mi sorride: “Come vuoi, io rimango qui vicino però, ok?”. “Sì, mamma, grazie.” Mi siedo su di una panchina e comincio a leggere:
“  Cara Dalila,
 sono tornato a scriverti una lettera, come ai vecchi tempi. Me lo hai chiesto così tante volte, e adesso finalmente ti accontento. Se leggi questa mia lettera significa che io non ci sarò più. Potrà sembrare che io sia sparito nel nulla o che sia morto in un incidente, ma la realtà è ben diversa. Qualcuno mi avrà ucciso. Non posso dirti di più, perché metterei a repentaglio la tua vita, e perché tu sei così testarda che cercheresti in tutti i modi di scoprire chi mi ha ucciso, e ti cacceresti nei guai, guai che neppure puoi immaginare. Ti assicuro che non sono finito in giri loschi tipo droga o malavita. Ho una missione da compiere, un incarico in cui io credo molto, che mi riempe il cuore di orgoglio, e per cui può persino valere la pena di dare la propria vita.
In questi ultimi giorni è successo tutto così rapidamente che non so più se riuscirò a gestire tutto quanto come dovrei, e questo si è ripercosso anche nella nostra storia. Mi spiace essere stato un po’ duro con te l’ultima volta al telefono. Mi spiace non averti più chiamato e non essermi fatto più sentire in questi ultimi giorni. Non cerco scuse per il mio comportamento, ma posso dirti che non mi sono comportato così per ferirti. Io credo in tutto ciò che faccio, mi ci butto dentro e lo vivo al cento per cento. Ho provato in tutti i modi a vivere allo stesso modo la nostra storia, ma c’erano troppi ostacoli da superare, e a volte mi sembrava che fossi solo io a volerli scavalcare e che tu te ne stessi lì, dall’altra parte della staccionata, a guardarmi scavalcare quegli ostacoli uno ad uno, ad allargare le braccia per abbracciarmi quando ti raggiungevo, ma non ti vedevo mai fare un passo verso di me. Forse non riuscivo a vedere gli ostacoli che anche tu avevi di fronte, forse ognuno vive e sente le cose a modo suo, e io non ho capito un bel niente di te, di me e di noi, ma credimi, mi faceva troppo male vederti lì, immobile mentre io correvo come un pazzo. Ecco il perché di quell’ultima telefonata, ecco perché sono sparito. No, forse c’è un altro motivo. Io volevo verditi sorridere, volevo saperti felice e non ero certo di poterti dare tutto questo. Se era vero che tu non mi venivi incontro forse il motivo era che io non ti davo motivi validi per farlo. Ecco adesso sai tutto, o meglio sai una parte importante di quel tutto.
Se ti scrivo è perché non sopporto l’idea di saperti triste e piena di rimpianti pensando che, se le nostre ultime parole sono state di distacco reciproco, io me ne sia andato pensando di aver buttato via il mio tempo con te. Non è così. Sei stata importante per me, come poche altre persone nella mia vita. Mi spiace che tutto alla fine sia dovuto svanire nel nulla. In questo momento ripenso al nostro primo incontro, a quella spiaggia deserta dove ci siamo seduti e in silenzio abbiamo ascoltato il mare, e il vento ti scompigliava i capelli, e tu con una mano cercavi di fermarli e i tuoi occhi si abbassavano ogni volta che incrociavano i miei. Ricordo tutto così vividamente da sentire ancora addosso il calore del sole di quel pomeriggio, così come sento ancora il calore le tue risate mentre raccolgo pietre in riva al mare e te le offro spacciandole per perle preziose. A proposito, ho trovato una pietra preziosissima e rarissima ieri, indovina un po’ dove adesso quella pietra?
E adesso basta lacrime, ok? Voglio sentire la tua risata arrivare fino a me, dovunque io sia adesso.
Sei nel mio Cuore, lo sai vero?
Matteo
Fai presto tu a dire basta lacrime… Ci provo ma non ci riesco. Improvvisamente un’immagine si materializza davanti a me. E’ una panchina, dietro la quale, ben nascosta sotto un cespuglio, qualche mese fa Matteo aveva nascosto una pietra, lasciandomi poi indizi sparsi per ritrovarla. Improvvisamente non piango più. Il cuore mi batte a mille. Rileggo la parte della lettera cui ad una prima lettura avevo dato poco peso:
<< A proposito, ho trovato una pietra preziosissima e rarissima ieri, indovina un po’ dove adesso quella pietra? >>
Lo so dov’è quella pietra adesso. E’ ben nascosta sotto un cespuglio dietro quella stessa panchina dove tempo fa Matteo mi nascose una pietra… E sono quasi certa che non ci troverò una pietra questa volta, ma un indizio, qualcosa per risalire alla sua morte. Corro verso mia madre, le dico che adesso devo proprio andare, lei tenta di fermarmi, ma ormai sono già lontana. (inserito da Hartigan)

Siamo soli
Caro Matteo..mi sto dirigendo verso la panchina.Non ho trovato la pietra..Ho scoperto solo una scritta:“Noi non saremo mai soli”..Uhm..Cosa vuoi dirmi???..Perché sono necessari tutti questi enigmi??E’ forse così pericoloso lasciarmi qualche indizio più semplice,mi sento delusa..e non ne so il motivo..Ma certo!!Ho acceso l’mp3..cerco Quella canzone,La canzone: Siamo soli di Vasco..Oppure Tutto può succedere..come la chiamavi tu..La nostra canzone..Mi ricordo quando stavamo sentendo il mio mp3..il tuo era perennemente scarico..Ad un certo punto,mentre camminavamo,abbiamo deciso di andare alla passeggiata..quella che facevamo insieme..a piedi,perché gli autobus non ci arrivavano..Per quello che ci piaceva..al giorno d’oggi tutto ciò che non è a portata di mano,non viene fatto..Quando siamo arrivati alla fine della passeggiata,la canzone era finita;tu mi avevi abbracciato..Sentivo il tuo respiro incredibilmente vicino al mio..Sentivo i battiti del tuo cuore intrecciarsi con i miei,in un trasalire di emozioni..Ora sto camminando verso quel magico punto dove ho capito che noi due eravamo qualcosa di più..Il lampione è sempre rotto..Nessuno lo ha aggiustato..La nostra canzone sta ancora andando..“Siamo soli”..Quanto fa male sentirselo dire..Ma fa ancor più male ripeterlo sapendo che colui in cui credevamo non c’è più..Mi sento più sola..Più di prima..Scusami se le nostre ultime parole sono state quelle di un banale battibecco..A saperlo,ti avrei raggiunto a casa per abbracciarti..Ancora una volta..Per sentire il tuo respiro,i tuoi capelli,la tua dolce voce che mi sussurra un ti voglio bene,proveniente dal cuore.. (inserito da Elfa)

L'alba su di un lago ghiacciato
L’alba su di un lago ghiacciato

Le canzoni di Vasco a Matteo non sono mai piaciute. “Siamo soli” la ascoltava insieme a me perché sapeva quanto sentissi mie le parole di quella canzone, ed anche perché è stato grazie a quella canzone che ci siamo conosciuti quella sera al pub, proprio quando in tutto il locale si diffondeva la voce di Vasco. Matteo era con un suo amico, ed in mezzo a tutta quella confusione non lo notai per niente, almeno fino a quando non mi fu davanti, mezzo barcollante, con un’espressione che ancora adesso non potrei dire se fosse un sorriso o un ghigno malefico. Io ero con un gruppo di amiche e tra un sorso e l'altro di tequila canticchiavo insieme a Vasco il ritornello della canzone. Fu allora che, guardandomi dritto negli occhi, lui mi disse:
“Fanculo.”
Da un ragazzo che neppure conoscevo mi sarei potuta aspettare qualunque frase, ma non di certo quella. Ero assolutamente certa che mi avrebbe detto qualcosa tipo: “Ehi, mi posso sedere qui con te?” oppure: “Posso offrirti qualcosa da bere?”, insomma le solite frasi che un ragazzo ubriaco rivolge ad ogni ragazza che incontra nel suo cammino, ed ero già pronta a rispondergli di sparire dalla mia vista ma… quel “fanculo” mi aveva proprio spiazzata. A sparire dalla mia vista ci pensò comunque da solo, senza nessun suggerimento da parte mia, per poi ripresentarsi, con passo ancora più traballante di prima, a fine serata. Ero già pronta a prendermi un’altra botta di “fanculo” ma ancora una volta mi spiazzò completamente dicendomi:
“Scusa per prima, non ce l’avevo con te, giuro. Buona serata.”
Forse ho sempre frequentato i ragazzi sbagliati, eppure mai mi era capitato di ricevere delle scuse per un banalissimo “fanculo”, e a pensarci bene mi sembra proprio di non aver mai ricevuto scuse per tante altre cose molto più gravi. C’è una frase, letta chissà dove, che ogni tanto mi torna in mente: “Ci sono persone che ti calpestano un piede e ti chiedono scusa, ce ne sono altre che ti calpestano il cuore e neppure se ne accorgono.” Le parole mi uscirino di bocca senza neppure che me ne rendessi conto:
“E con chi ce l’avevi allora?”
Lui rimase immobile per qualche secondo, poi il suo volto, che fino ad allora esprimeva una profonda, triste, malinconia, abbozzò un velato sorriso:
“Con Vasco e con la canzone che canticchiavi…Ma non ti preoccupare, ti ho già perdonata."
“Perdonata? E di che? Guarda che sei stato tu il cafone, insolente, bifolco…”
“…E magari anche un po’ stronzo…” continuò lui per me.
“Sì, stronzo anche. Mica puoi insultarmi senza nessun motivo e poi sparire e ricomparire quando ti pare per chiedermi scusa…”
“Deve essermi sfuggito qualche passaggio…Fammi capire…Vuoi dire che io e te siamo fidanzati e quindi ogni mio movimento necessita di una tua autorizzazione?”
“Chi? Noi due? Assolutamente no…”
“Ah, ecco, bene, allora cos’erano tutte quelle parole sullo sparire e ricomparire quando mi pare?”
“Niente, era tanto per farti sentire un po’ in colpa, ti ricordo che mi hai offesa senza motivo alcuno…”
“Il motivo te l’ho spiegato. Non sopporto le canzoni di Vasco.”
“Io invece le adoro.”
“Mi spiace per te, baby.”
“Ma vaffanculo.”
“Ehi, non invertiamo i ruoli, ok? Tu canti Vasco e io ti mando a fare in culo. Funziona così il gioco.”
“Sì, giusto, scusami. E dimmi, che ti ha fatto Vasco, ti ha rubato la fidanzata?”
“Non sopporto che frasi banali come “tutto può succedere” se pronunciate da lui vengano considerate poesia. La poesia per me è ben altro.”
“Cioè? Scommetto che sei uno di quelli che ascolta solo De Andrè, Guccini e Claudio Lolli…”
“Conosci Claudio Lolli?”
“Purtroppo. Mio fratello mi tortura con le sue canzoni tutti i giorni. Quindi ho indovinato… Sei uno di quelli che ama farsi tormentare da canzoni malinconiche e noiose…”
“Io ascolto Salsa cubana, quindi non hai indovinato proprio per niente.”
“Sì, certo, però conosci Claudio Lolli…”
“Cos’è, un reato?”
“No, ma sono in pochi a conoscerlo, e quei pochi andrebbero tutti rinchiusi al manicomio…”
“Grazie per il suggerimento. Ti saluto…”
“Dalila, mi chiamo Dalila.”
“Ti saluto Dalila.”
“E no!”
“E no cosa?”
“Non te ne vai se prima non mi dici due cose. Uno: il tuo nome. Due: cosa è per te poesia… Non è Vasco, non è Guccini, e allora cos’è? Leopardi? Neruda? Picasso? Michelangelo? Cosa?”
“Uno: Mi chiamo Matteo. Due: Poesia per me è l’alba su un lago ghiacciato.”
“E che vuol dire?”
“Quello che ci vedi, vuol dire. Buonanotte.”
“Tutto qui?”
“Tutto qui cosa?”
“Sei l’unico ragazzo che abbia mai conosciuto che se ne va via senza chiedermi il numero di cellulare.”
“Non ho buoni rapporti con i cellulari…”
“Mi sembra che tu non abbia buoni rapporti con tante altre cose…”
“Già… Ci si vede…”
Alla fine il mio numero di telefono glielo lasciai comunque. Ero troppo curiosa di sapere se mi avrebbe richiamato. Non mi ero mai comportata così con un ragazzo in vita mia. Anche quando un ragazzo mi piaceva, lasciavo a lui il compito di corteggiarmi, di sedurmi. Attribuii questo mio modo di comportarmi al forte desiderio di cambiamento che attraversavo in quel momento. Sentivo dentro di me qualcosa, un qualcosa che a volte si presentava come una oscura voce sussurrante, mentre altre altre era più come una sensazione di vuoto interiore. Niente di quello che stavo facendo o vivendo sembrava mi appartenesse realmente, mi sentivo come se stessi recitando una parte in un film che non conoscevo e neppure volevo conoscere. Matteo mi colpì perché nei suoi occhi lessi la mia stessa inquietudine e il mio stesso desiderio di voler raggiungere sogni impossibili.
Nei giorni successivi attesi una sua chiamata, invano. Pazienza, pensai, poteva essere interessante conoscerti, ma se fai così il difficile, allora vaffanculo. C'è gente che fa la fila per avere il mio numero, che ti credi?
Il week-end successivo mi ritrovai, un po’ per caso un po’ per scelta, nello stesso locale dove ci incontrammo la prima volta. Lui era lì, a bersi una birra e ridere divertito ad una battuta di un amico. Finsi di non notarlo, neppure quando si alzò e mi lanciò una mezza occhiata di traverso. Pensai che volesse venire a salutarmi, ed ero già pronta a fingere di non conoscerlo, ma di nuovo mi sorprese cambiando direzione all'ultimo istante e dirigendosi dritto davanti al bancone del bar. Disse qualcosa al barman e poi si voltò, mi sorrise e puntò dritto verso di me.
"Visto? Tutto può succedere…"
"Come dici scusa?"
"La tua canzone preferita. Ho chiesto al barista se poteva farcela ascoltare."
"E allora?"
"Pensavo di farti un piacere, ma forse sbagliavo…Vado a dirgli di lasciar perdere…"
"No, aspetta… Mi dici perché?"
"Perché cosa?"
"Perché sei venuto da me adesso, perché non mi hai più chiamata, perché sei così strano…"
"Uno: sono venuto da te perché volevo sapessi che era grazie a me che potevi ascoltare Vasco e che quindi mi eri eternamente debitrice. Due: non ti ho più chiamata  perché non sapevo esattamente cosa dirti. Tre: non sono io strano, è il resto del mondo ad esserlo, io cerco solo di convivere con tutto questo senza uscirci di testa."
"Uno: grazie per la canzone. Due: sei uno stronzo, bastava che mi dicessi "Ciao, come va?", è a questo che serve un telefono, mica dovevi chiamarmi per spiegarmi il senso della vita. Tre: sei strano, e parecchio, e non serve a niente dare la colpa al resto del mondo. Quattro: ora te ne puoi anche andare, grazie."
"Non era contemplato un punto quattro."
 Fu così che Matteo entrò nella mia vita. Nel mio cuore ci entrò qualche settimana dopo, quando mi invitò a cena a casa sua. Avvenne tutto in modo così naturale e spontaneo che ancora oggi, ogni volta che ripenso a quel giorno, a stento riesco a trattenere le lacrime. Ci amammo per una notte intera, e mai in vita mia avevo amato ed ero stata amata così. Mi addormentai con le sue braccia intorno a me e quando al mattino mi risvegliai trovai sul comodino la colazione già pronta e una lettera, la sua prima lettera…
    Dalila,
non immagini quanto avrei voluto svegliarmi e vivere insieme a te le prime luci di questo nuovo giorno, un nuovo giorno che tu hai reso unico e speciale. Purtroppo stamattina ho un impegno di lavoro, ma tornerò appena possibile, e spero di trovarti ancora qui, ad attendermi, al mio rientro.
Sai, mi sembra tutto ancora così irreale… Non mi importa quello che penserai di me adesso, sento il bisogno di dirti tutto quello che provo per te… Mentre tu sei qui, sul mio letto, e dormi così serenamente, e il tuo respiro è così dolce e leggero, e i tuoi capelli sciolti sparsi sul cuscino, e la tua mano rannicchiata sotto il mento, io sono vicino a te, così vicino da poter respirare i tuoi respiri, e ti guardo dormire e non vorrei più andare via. Ci conosciamo da così poco eppure sei così importante per me, neppure puoi immaginare quanto…
Ricordi quando mi hai chiesto cos’era una poesia ed io ti ho risposto che per me poesia era “l’alba su un lago ghiacciato”? Bè quelle parole erano parte del testo di una canzone, ma non è questo ciò che importa adesso, quello che importa ora è che tu sei per me l’alba su un lago ghiacciato, sei un nuovo giorno che nasce nel mio cuore, e come l’alba su di un lago ghiacciato disegna mille incredibili colori, tu disegni nel mio cuore mille incredibili emozioni e non mi importa se ti conosco da così poco, io sento di amarti e ti sento dentro di me come mai avevo sentito nessun’altra in vita mia, e ho paura, paura che quel lago ghiacciato possa sciogliersi, ed io sprofondare negli abissi. Ma non mi importa, correrò il rischio, lo farò per te. L’unica cosa che ti chiedo è di camminare insieme a me nell’alba di questo lago ghiacciato, e tendermi la mano se dovessi scivolare e cadere per terra. Io per te farò altrettanto, saprò aspettarti, e tenderti la mano se dovessi cadere, e cercherò di esserti sempre vicino e di amarti con tutto me stesso.
E’ tardissimo. Vado, ma ti porto con me...
Matteo (inserito da Hartigan)