Didattica dell'indagine con Topomistery - Le indagini di Topolino
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Didattica dell'indagine con 'Topomistery - Le indagini di Topolino'
Malgrado la frequente attenzione dedicata dai media all'identificazione dei criminali tramite il DNA possa far pensare che le impronte digitali siano oramai relegate in un passato alla Sherlock Holmes, i dati relativi ai risultati collegati all'uso delle due tecnologie raccontano tutt'altra storia. Fino al marzo 2000, il dipartimento di polizia di New York aveva eseguito in totale 200 identificazioni di sospetti tramite l'analisi del DNA. Nel solo 1999 il dipartimento aveva portato a termine 1117 identificazioni grazie alle impronte rilevate sulle scene dei delitti, sei volte quelle ottenute con il DNA nell'intera storia del dipartimento.
A livello federale, la banca dati statunitense del DNA riceve soltanto 2000 richieste annue per l'identificazione di prove rinvenute sulle scene dei delitti. Il nuovo Integrated Automatic Fingerprint Identification System (Ia,Frs) dell'FBI, un marchingegno da 164 milioni di dollari, macina 85.000 indagini ogni anno. Questi numeri ci portano a concludere che, nei centoventi anni trascorsi da quando Faulds suggerì per la prima volta l'uso delle impronte digitali, la loro importanza come strumento della lotta al crimine non ha mai smesso di crescere.
In parte questo si deve al grande balzo in avanti della tecnologia informatica, che permette di catalogare le impronte in gigantesche banche dati: lo IAFIS è collegato a un archivio di 65 milioni d i serie di impronte digitali. Inoltre, le nuove tecniche chimiche permettono di rilevare le impronte da qualsiasi superficie, dai sacchetti di plastica alla pelle umana. Ma ciò che più conta è che e impronte digitali hanno mantenuto la loro importanza perché le mani continuano a lasciare il loro biglietto da visita su qualsiasi cosa tocchino. Dato che la mano è l'agente di quasi tutte le azioni umane, tutto ciò che facciamo, compreso infrangere la legge, porta la firma pressoché invisibile delle nostre impronte digitali.
L’idea che i criminali generalmente possano evitare di lasciare impronte semplicemente pulendole o indossando dei guanti è un'illusione moderna. Nascondere le impronte alla polizia non è così semplice come Hollvwood vuol farci credere. Per esempio, come si può essere sicuri di pulire quello che non si è in grado di vedere? Nel 1960 uno stupratore londinese chiuse le imposte della camera da letto di una giovane donna prima di assalirla, quindi pulì l'interno delle persiane con un pigiama trovato sul pavimento. Non vide il punto all'esterno in cui i suoi pollici avevano fatto presa. Messo a confronto con le sue impronte all'Old Bailev lo stupratore fu dichiarato colpevole.
Usare dei guanti è altrettanto problematico. Dal momento che diminuiscono la sensibilità tattile e impediscono di usare liberamente le dita, molto spesso finiscono in tasca proprio quando dovrebbero proteggere le mani. Sulla scena di un crimine, gli esperti di impronte ispezionano le superfici che più facilmente vengono toccate a mani nude, per esempio i punti d'entrata e d'uscita, le grondaie di cui a volte i criminali si servono per introdursi in un'abitazione, o la toilette che potrebbe essere stata usata senza guanti.
Un'altra cosa che viene sempre controllata è la spazzatura. Nel 1962 due ladri di opere d'arie trafugarono lavori di Matisse, Renoir, Degas e Picasso da una galleria londinese. Furono abbastanza avveduti da usare dei guanti di gomma, ma non pensarono che la polizia avrebbe potuto controllare i cestini dei rifiuti: fu ritrovata la confezione in cui i guanti erano stati acquistati e da lì furono prese le impronte digitali. Anche se un criminale riesce a non lasciare neppure un'impronta sulla scena del delitto, spesso non pensa a indossare dei guanti sull'auto usata per la fuga o quando si trova all'interno del proprio nascondiglio. Gli autori della «grande rapina al treno» del 1963, che erano riusciti a rubare 120 sacchi postali contenenti due milioní e mezzo di sterline, disseminarono il loro punto di ritrovo di impronte digitali, fornendo prove a sufficienza per nove condanne.
Gli scassinatori che si sentono a casa propria quando si trovano negli appartamenti altrui rendono le cose ancora più semplici per la polizia. I ladri spesso si fermano sulla scena del delitto più a lungo del necessario, aumentando le possibilità di togliersi i guanti soprappensiero e lasciare così in giro le loro impronte digitali. Ai primi tempi del Reparto impronte della Yard, uno scassinatore, durante la sua visita, decise di concedersi un bicchiere di vino. Lasciò perfino un biglietto per ringraziare il padrone di casa. Il criminale si era rilassato, tolto i guanti e goduto un momento di relax. Dopo essersi preoccupato di non lasciare impronte in nessun'altra zona della casa, le impresse sul bicchiere di vetro.
Nascondere il proprio «autografo» agli investigatori è diventato sempre più difficile con l'evoluzione della tecnologia. Anche se il pennello e la polvere, ormai un po' fuori moda ma ancora in uso, sono limitati all'esame di superfici dure e lisce, gli esperti ora sono in grado di «estrarre» un'impronta da qualsiasi oggetto il criminale possa aver toccato. La carta, ad esempio, assorbe i liquidi presenti sul polpastrello, non lasciando nulla ai metodi tradizionali su cui poter fare presa. Grazie a una tecnica scoperta nel 1954, gli investigatori immergono la carta - un assegno bancario fasullo, poniamo - in una soluzione composta da alcol e da un reagente chimico chiamato ninidrina, che colora il residuo dell'impronta rendendone visibile il disegno.
Con un'altra tecnica moderna scoperta nel 1982, gli esperti espongono la superficie in questione ai vapori di un supercollante. Gli investigatori usarono questo metodo nel 1996 per risolvere l'omicidio di Martha Hansen, trovata morta nei boschi vicino ad Anchorage, Alaska. La scientifica coprì il cadavere con una sorta di tenda di plastica e usò un compressore adattato all'uso per farvi penetrare le esalazioni della colla. Dopo mezz'ora i dettagli delle linee delle impronte che identificavano l'assassino comparvero sulla coscia sinistra della vittima.
Tutto questo implica che l'identificazione tramite impronte digitali può essere compiuta nel giro di pochi minuti o al massimo di qualche ora, e con costi ridotti. L'analisi del DNA, invece, richiede sempre da qualche giorno a un paio di mesi e costa migliaia di dollari. Per queste ragioni il suo uso resta limitato ai crimini violenti.
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